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San Martino per... riflettere

Oramai da qualche anno a Campalto la festa del Santo Patrono Martino è non solo l’occasione per ritrovarsi e festeggiare tutti insieme ma anche per riflettere su alcuni temi legati al mondo di oggi partendo da quel gesto emblematico di Martino della divisione del mantello. Quest’anno gli appuntamenti organizzati dalla Parrocchia e ovviamente aperti alla partecipazione di tutti sono stati due. Nel primo siamo stati invitati a riflettere, partendo dalle parole di Martino “Non posso più combattere. Sono soldato di Cristo”, sul tema delle religioni e della guerra nel panorama internazionale attuale e sui possibili percorsi di pace.

Ospiti della serata Don Giovanni Nicolini, che da molti anni aiuta la nostra parrocchia in importanti momenti di riflessione, e Carlo Urbani che è giunto da Venezia per fare da mediatore. Assente, purtroppo a causa delle avverse condizioni atmosferiche, Renzo Guolo, docente di Sociologia presso l’Università di Trieste. Anche in questa occasione moltissimi sono stati gli spunti offerti da Don Giovanni Nicolini partendo dall'idea che il rifiuto di Martino, soldato romano, di combattere in nome della fede non sia un rifiuto della realtà ma sia dovuto alla nascita di un desiderio di cambiare la realtà in nome della fede. Ecco che è diventato interessante l’accostamento con la figura di San Francesco che ha vissuto l’esperienza della guerra al seguito di Federico ii durante le crociate. Ma che cosa significa dire che il cristiano è un non violento, significa pensare che è una persona che rifiutando la guerra subisce la violenza della stessa senza reagire? No certamente non è così, ha detto Nicolini, questa è certamente una contaminazione con il pensiero orientale. Se vogliamo veramente capire come Gesù pensa al costruttore di pace ricordato nelle Beatitudini. Il gesto intorno al quale dobbiamo riflettere è quello di porgere l’altra guancia: in questo gesto c’è una sfida, una provocazione, una contestazione verso la violenza del gesto che deve sconcertare chi l’ha commesso. Nel porgere l’altra guancia mettiamo in discussione la violenza e cerchiamo di far cambiare il fratello che ha commesso il gesto: il nemico non è lui ma l’inimicizia e la divisione ed é contro questi elementi che deve combattere chi vuole portare la pace. E’ questa la grande guerra che deve combattere la chiesa per costruire non più domini ma relazioni con gli altri. Ecco che quindi il gesto della lavanda dei piedi di indica come ognuno di mette in relazione con l’altro, senza assistere solamente ma mettendosi in gioco. E se pensiamo alla violenza non possiamo che ripensare alla morte di Cristo in croce che vuole essere l’apice della violenza ma allo stesso tempo l’apice della speranza e della nascita di una nuova vita annunciata anche attraverso la presenza di Maria e della Maddalena, annunciatrici di un nuovo mondo. La croce è quindi il simbolo di un grembo Materno nel quale nasce un’umanità nuova. Per questa umanità nuova Don Giovanni ha detto che Gesù è venuto a fare un’azione antimafiosa che è quella di chiamarci a fare ognuno il proprio dovere anche nel mondo del lavoro, così come ricordato anche dalla nostra Costituzione.

E il tema del lavoro è stato al centro della riflessione di giovedì durante la quale si è parlato dei lavoratori over 40 e della loro difficoltà di ricollocarsi in un mondo lavorativo che li vuole tagliare fuori, non tutelati da un sistema previdenziale che li tiene in purgatorio in attesa della pensione. Davanti a un centinaio di spettatori attenti e appassionati, l’incontro ha visto l’intervento di quattro relatori preparati sull’argomento: Armando Rinaldi dell’Associazione atdal che da anni si batte per combattere il problema della disoccupazione in età matura, l’Assessore Provinciale delle politiche del lavoro Paolino D’Anna, il Direttore Provinciale inps Raffaele Parisi, Sebastiano Bonzio, Consigliere Comunale con delega dalle problematiche del lavoro e Mons. Fabio Longoni, Delegato Ecclesiastico per la Pastorale Sociale e del Lavoro. La serata è stata ben coordinata da Gigi Bignotti, giornalista del Gazzettino, che con maestria è riuscito a far sbilanciare gli ospiti anche sulle questioni più spinose. Il tema è complesso e le soluzioni difficili da trovare e da mettere in atto, ma ognuno, a modo suo, ha saputo arricchire la serata con importanti considerazioni. Le immagini parlano sempre più delle parole e nel reportage “non siamo scarti” realizzato dall’atdal quelle facce ci hanno fatto render conto che il problema della disoccupazione in età matura è molto più diffuso di quanto avremmo mai pensato.

Angoscia, frustrazione e auto colpevolezza sono i sentimenti che attanagliano i rinnegati del nostro tempo. In questi anni si è fatto poco e le conseguenze sono state spesso sottovalutate, ma, anche se politica ed istituzioni quella sera non hanno potuto esimersi dal dare spiegazioni, la strada da percorrere per arrivare ad una soluzione sembra ancora immersa nella nebbia. Inesistenti o troppo blandi sono stati i provvedimenti a livello nazionale, così, a livello locale, chi vorrebbe dare una mano alle persone che bussano alla porta, persone che hanno un volto e un nome e non sono solo un numero, deve fare i conti con leggi deboli e senza una linea condivisa da seguire. Ma qualcosa si può fare e il Comune di Venezia, attraverso uno sportello sperimentale, ha voluto creare un punto di raccolta delle sofferenze del territorio per cercare di dare delle risposte a livello legale, medico e psicologico. Tra le azioni da intraprendere sono state individuate: la creazione di strumenti per combattere il mobbing e i licenziamenti fuori legge; la battaglia contro i contratti atipici, causa di precarietà e di squilibri tra datori di lavoro e lavoratori; lo stanziamento un reddito di cittadinanza per tutte le persone che non riescono più a mantenersi.

Come ultimo provvedimento, ma non certo il meno importante, la necessità di ricostruire le connessioni sociali oggi deteriorate dall’eccessivo individualismo della nostra società che fa percepire il licenziamento come un dramma privato e non un problema collettivo. Provvedimenti certo non risolutivi ma che possono essere piccoli spiragli di luce in quel tunnel in cui tanti disoccupati vagano, con le uniche certezze di essere troppo vecchi per un reinserimento lavorativo all’altezza della loro esperienza e troppo giovani per la pensione.

Anche quest’anno quindi molte persone per queste due serate hanno preferito uscire dal torpore delle serate infrasettimanali per dedicare spazio alla riflessione partendo da San Martino ma arrivando fino ad alcuni dei problemi più spinosi del mondo attuale.

Di Elena e Romena Brugnerotto

 

Fonte: http://issuu.com/lapaginadicampalto/docs/102_web pagg. 6-7